Fuggire senza farci caso

Quando le montagne di nuvole crescono,
e la faccia della terra diventa piombo,
mi inabisso nei ricordi dell’estate,
di questo borgo in alta montagna

dove presente e passato camminan‘ insieme,
e il sole bacia i tetti delle case,
sfavillando nel agua del lago
come il gioiello della regina

Mi ricordo dei canti nelle stradine,
voci familiari nel mondo sconfinato,
si risvegliano le immagine pastelle
della piazza vivace nei notti stellati

del posto ‚ove lo straniero diventa casa,
e comincia la strada verso i nubi,
sotto quali la vita parla fra sé e sé,
ed io soffro del piacer‘ dolorosoriddente

Ripasso le mattine col profumo di pane,
il saluto degli olmi che mi porgono la chioma,
la gioia della finitezza illimitata
doméntre gli uccelli chiamaron‘ l’autunno

Ciascuna faccia passa davanti nella mente,
vedendo la cima lontana dal locale euronote,
si muove cogitabondo il mio sogno,
scappando via su verso i corsi estivi

a sperare, credere e mai dimenticare
la fedeltà dell’estate.

Photo by Sergei Akulich on Unsplash

A vida impossível

Isso é a minha primeira poesia portuguesa, ouvindo o murmúrio do mar.

Além do mar encontra-se um castelo de mármore,
bem escudo das ondas gigantescas,
para onde as minhas lembranças se dirigem,
quando a solidão preta me sobrecarga.

Ao longo das ruas orladas pelas palmeiras,
vagueio com a mente cheia de locura,
vejo o mar vastamente espumando,
e penso nos tempos perdidos,

Quando acreditava che a vida fosse um jogo simples,
che tivesse as chaves pro mundo nas minhas mãos,
você despedacou a esperança florescente,
che os meus passos nunca seriam sozinhos.

A ver o mundo, a conhecer a alma humana
é encontrar si mesmo no espelho,
A ver a ultima edema da floresta
é encontrar o fim da ternura.

Sonhando com os meus egos desbotados,
tomando um gole a este pedido,
suspiro o ar do mar com gozo,
e esqueço a ferida da minha vida,

Vejo-te numa bancada ao litoral,
onde ficas sozinho como fora eu,
tarde demais para um começo novo,
demais cedo para o último adeus.

Photo by d d on Unsplash

Canti Etruschi

Quest’è un poema per miei amici italiani ai quali la sorte ha imposto grave sofferenza.

Il fiume schiumante divide quella vecchia memoria,
i pensieri di tempi e populi ben lungo passati,
dove una volta si sentiva il colpo di ferro,
per raggiungere il mano tenero della vittoria,
dove una volta i contadini infossaron' i campi,
sotto il carico del vivere ed il cielo rosazzurro,
Lì si sente il passo pesante del giovane gentiluomo,
cercando vestigia della vecchia voce aspra,
percorrendo il paese, equivale ad una vela irrequieta,
mentre il giorno cade con le nubi di bromo,
Nella lontananza colonne rovesciate,
Statue decapitate sepolte con polvere,
Nel mente del giovane speranze di scoperta,
Che dirigono la sua infatuata corsa,
Immagine magnificenti ascendono dalla storia,
Della danza estatica delle discepole,
che son'ispirate dall‘edema divina,
che attraggono con la canzone morbidolce,
Vascarboni promanano l'effluvio di sogni febbrili,
nei quali il vecchio si ravviva possessivamente,
gemiti, ronzii estraniati da questa terra mortale,
persuonano l'atrio aleggiato di fumi subalbi,
Vincolato dal desiderio ardente il giovane s'avvicina,
dimenticando la via, la famiglia, su cara Proserpina,
lassù dove una volta l'agricoltore implorava l'adespota,
a dove si dava un'immagine alla speranza inarticolata,
Le discepole salutano il giovane lietamente,
ed elevano le sue voci olimpiche eufonicamente,
prodigando lodi alla coppia divina di Uni e Tinia,
consegnando ghirlande colorose all'improvvisata,
Pieno di stupore il giovane attraverso il peristilio,
abbassando il capo sotto lo sguardo severo del padre,
riscaldandosi agli occhi benevoli della madre,
mentre il profumo del rosmarino corteggia l'ingegno,
Si sveglia la membranza dellle faccie litiche sorridenti,
dei fegati sanguinosi che animano le dizione dei sofi,
che insegnavano la antica disciplina ai gerofanti,
persino quando il popolo uscì per ardere il mondo,
Un sospiro, effimero, sfugge dal seccato polmone,
speranzosamente ed elegiacamente afflosciandosi
il giovane accede alla terrazza dove, nei crepuscoli
serotinali gli effigi si dissolvono querulosamente,
Così il sogno finisce, assai dolcemente, sulla collina,
sfarinata nella mente la vecchia memoria dei eruditi,
Guardando le colline che si serpeggian' nel paese,
la memoria soave leggermente impallidisce,
In mezza alle rovine Morfeo ricopre benignamente
il volto del gentiluomo col sonno di cannella,
acciocché il sogno oblii e diventi mito
e la gente si aduni intorno all'aedo,
per raccontare la partenza della sala olimpica,
per trovar' speranza quando la beltà è assente.